La denominazione "Emilia" o "dell'Emilia", preceduta dal nome del vitigno ha avuto origine nei primi anni del novecento ed assume una importanza quantitativa di grande rilievo nella zona emiliana riconducibile alle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna.

Con l'uva dei vitigni emiliani si preparano da oltre 50 anni vini molto ricercati e diffusi in commercio, proposti al largo consumo nella tipologia frizzante, dotati di una certa finezza, di basso grado alcolico, leggeri, caratterizzati da profumi netti e gradevoli. Grazie a queste caratteristiche in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative dei consumatori i vini ad Indicazione Geografica Protetta "Emilia" o "dell'Emilia" hanno dato origine a un consistente distretto socioeconomico costituita da numerosi produttori viticoli affiliati alle cantine sociali cooperative di prima trasformazione e da una significativa presenza di aziende di elaborazione e di imbottigliamento.

Le caratteristiche peculiari che contraddistinguono i vini IGP sono state acquisite solo a inizio secolo, e precisamente da quando cominciarono a diffondersi il tappo di sughero e la bottiglia di vetro, binomio che fece compiere all'enologia un grande salto di qualità.

Importanti i riscontri storici sulla diffusione della vite nel territorio emiliano la forniscono diversi autori tra cui Bacci di S.Elpidio il quale nel 1596 trattando delle varie uve d’Italia scrisse nel - De Naturali Vinorum Historia, de Vinis Italiae et de Conviviis Antiquorum – “Nelle terre umide e grasse di pianura, dove le viti erano allevate in file lunghissime, tenute da pioppi ed olmi, si producevano vini non molto austeri ma salutari, sui colli, sottostanti all’Appennino di fronte a Parma, Reggio Emilia e Modena, si coltivano Lambrusche , uve bianche e rossicce che danno vini piccanti, odorosi, spumeggianti, veramente squisiti”. Anche il Garoglio nel – Trattato di Enologia – così espone la situazione vitivinicola dell’Emilia:”benché in questi ultimi anni l’Emilia abbia acquistato un posto di primaria importanza nella produzione del vino da pasto, tre soli sono i vini tipici che si sono fatti veramente un nome: il Lambrusco, il Sangiovese la bionda Albana. Il modenese Sigismondo Caula nel 1850 pubblicò un catalogo con le varietà di vite coltivate nel territorio modenese che sono le medesime che si conoscono e si coltivano nel Reggiano e nel rimanente dei Territori Cispennini degli Stati Estensi.

I vitigni maggiormente diffusi nel territorio emiliano sono quelli a bacca nera tra cui spiccano per importanza e superficie coltivata il Lambrusco con le varietà Salamino, Sorbara, Grasparossa, Marani, Maestri e Montericco. Altro vitigno a bacca nera molto diffuso soprattutto nelle province di Reggio Emilia e di Modena è l'Ancelotta o Lancellotta. Tra i vitigni a bacca bianca troviamo il Trebbiano (varietà e cloni idonei alla coltivazione nella regione Emilia-Romagna), la Malvasia di Candia bianca aromatica, l'Alionza, il Sauvignon, lo Chardonnay, il pinot bianco e di recente anche il pinot nero. Con l’uva di questi vitigni su preparano da oltre 50 anni vini molto ricercati e diffusi in commercio, proposti al largo consumo nella tipologia frizzante, dotati di una certa finezza, di basso grado alcolico, leggeri, caratterizzati da profumi netti e gradevoli.

Grazie a queste caratteristiche in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative dei consumatori i vini ad Indicazione Geografica Protetta "Emilia" o "dell'Emilia" hanno dato origine a un consistente distretto socioeconomico costituita da numerosi produttori viticoli affiliati alle cantine sociali cooperative di prima trasformazione e da una significativa presenza di aziende di elaborazione e di imbottigliamento.

Le aziende del consorzio